3 Aprile 2020

Quinto appuntamento con la rubrica #AskMe. Protagonista del giorno Nicolò Bianchi che, attraverso il profilo Instagram della Reggina, ha risposto alle tante domande dei tifosi. Una diretta caratterizzata dai siparietti tra lo stesso giocatore, il mister, Rolando e Denis, tutti concentrati sul taglio di capelli fai da te del centrocampista.

Mi manca la Reggina - esordisce - nel caso in cui dovessimo andare in B, mi piacerebbe mettermi in gioco con questa squadra dopo che per la seconda volta l’ho conquistata sul campo. Spero di avere la possibilità di dimostrare sul campo che la merito smentendo chi non ha creduto in me per la cadetteria. Ho sempre giocato a metà campo, ma in carriera ho fatto anche il quinto. Questo è stato sicuramente l’anno migliore della mia carriera".

I primi anni di carriera?

"Ho iniziato nella squadra del paese, perchè gli amici giocavano lì, giusto per divertirci. Ero un po’ più bravo dei miei amici. A 8 anni ho iniziato nel settore giovanile del Como del presidente Preziosi. Dopo il fallimento mi sono spostato a Legnano per poi andare a Novara dove mi sono trasferito all’età 17 anni, vivevo a Novarello, studiavo e giocavo con la Berretti. Ho siglato il primo contratto da professionista e da lì ho girato un po' di squadre".

Il passaggio ai pro?

"Il fatto di vivere da solo mi ha aiutato a preparami al calcio dei grandi che è differente dal settore giovanile, il calcio dei grandi è tutta un’altra cosa".

Perchè Reggio?

"Ho sempre voluto fare un’esperienza di una squadra che stava sul mare. Era successo a Giulianova ed è accaduto anche quest'anno: la prima cosa che mi ha stupito è il lungomare".

Mister Toscano, Garufo e Corazza: come li hai trovati 4 anni dopo?

"Una stagione come quella di quest'anno Simone non l’ha mai fatta. Garufo a Novara ha avuto un infortunio importante, la tranquillità con cui gioca non l’ho vista a Novara. Il mister l’ho trovato ancora più sergente, ma anche più coinvolto emotivamente".

E sui tifosi della Reggina?

"I tifosi della Reggina sono uno spettacolo. L’immagine che ho davanti è il settore ospiti a Potenza: sei ore di macchina e maltempo, impagabili".

Cosa vuoi fare da "grande"?

"Nel post-carriera, mi vedrei nella figura dell’allenatore. Al momento non m’ispiro a qualcuno di particolare, ma la mia difesa sarebbe sicuramente a tre".

Ti manca il gol?

"Non ho bisogno di fare gol, non mi manca. L’assist mi lascia qualcosa in più, questo è l’anno in cui ne ho fatti di più".

Punto debole e punto forte?

"Il mio punto debole è il colpo di testa nell’area avversaria, il punto forte è il non mollare: dopo l’infortunio non mi voleva nessuno, lì mi è scattata qualcosa che mi ha portato sempre a non mollare".

Perchè il numero 15?

"Ho scelto il 15 perchè sono tre anni che in C ci sono i numeri fissi. Ero a Bassano, sono arrivato ultimo e mi hanno assegnato il 15. La mia compagna è nata il 15, ho ripensato ai momenti a Bassano e allora ho deciso di indossarlo nuovamente".

Cosa ti piace di Reggio?

"Oltre il lungomare, mi piace il calore dei reggini, quando passeggi a Reggio la gente ti dimostra l’attaccamento e il calore".

Chi è il centrocampista più difficile da marcare?

"Ci dovrei pensare, ma maledico sempre il mister quando durante la rifinitura mi fa marcare Paolucci".

Defrel?

"Non vedeva il campo nemmeno col binocolo, ma nonostante tutto era un fenomeno".

Gasbarroni?

"Genio e sfregolatezza, il calciatore più forte con cui abbia giocato".

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